A long journey across the wide sea of painting

 


Love is a many splendore thing


Something is wright

 






 

 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


26 maggio 2006

Simone Settimo

di Luca Giocoli

 

Cari amici
ho incontrato un po’ di tempo fa Simone Settimo, ed è da allora che rifletto e mi rigiro tra le sudate carte… Ogni bozza riletta risulta fiacca e inconsistente. Forse perché un incontro, ha bisogno di sedimentarsi e trovare il proprio spazio all’interno di chi deve parlarne. O forse è solo mancanza di freddezza, di quella professionale che rende ogni buon critico vaso di ogni esperienza, ma io non posso chiedere a me stesso così tanto. Non essendo critico o scrittore di professione, ma solo uno “spione” d’arte, cerco semplicemente di essere umile e rispettoso, senza mai perdere le idee fondanti che da sempre mi appartengono.


Simone è un giovane artista padovano con solide basi artistiche e nello sguardo tanta fiducia, propria di chi crede di poter fare tanto con le sole mani. La sua nascita avviene tra colori e pennelli. È pittore al di là dei mezzi e delle tecniche!
La pittura ce l’ha negli occhi, nel modo di percepire la realtà. E’ dentro di lui anche quando fa altro o quando semplicemente guarda. Da guardare a mettere a fuoco e scattare il passo è breve e Simone questo lo sa. Proprio per questo non ha alcuna difficoltà o senso di colpa nell’avvicinarsi alla fotografia.
Ma andiamo oltre, torneremo obbligatoriamente più tardi su questo argomento.


Settimo ha da poco chiuso una splendida personale a Palazzo del Tè a Mantova VENI, VIDI VII° a cura di Carlo Micheli e affrontare il breve percorso che ha portato a tanto è inevitabile.
Tutto ha avuto inizio un anno fa, con l’opera A long journey across the wide sea of painting realizzata per la Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo tenutasi a Napoli. Il lavoro prese avvio da un tema obbligato: la Passione. Fin dalla sua ideazione risultò un impegno titanico. Un racconto per immagini e concetti, in uno spazio mentale che occupa una parete di 7m X 4m. Sono 35 tele che affiancate compongono il viaggio di Annibale attorno al Mediterraneo. Nell’esagerare Simone non si limita solo a farlo con le misure, ma lo fa anche nella scelta di compiere il suo lavoro nell’ottica del polistilismo «cioè inglobare in un’unica rappresentazione più linguaggi pittorici»* .


L’opera riscosse nella splendida sede di Castel Sant’Elmo ottime impressioni, ma a chiusura della kermesse Simone sentì tra le dita una certa impotenza. Era soddisfatto del risultato, ma sapeva la difficoltà di riuscire ad esporre nuovamente un’opera di quella mole… Chi gli avrebbe potuto concedere uno spazio espositivo così grande per poter esporre A long journey across the wide sea of painting?
Solo chi avesse creduto in lui, e così è stato. Dopo circa un anno Carlo Micheli gli propone come sede espositiva alcune sale di Palazzo del Té a Mantova. Un vero onore tenere una personale in un edificio così prestigioso e in un luogo dove la “titanica opera” sarebbe stata esposta e valorizzata ancora una volta nella maniera giusta. Per questa personale però Simone non si limita a proporre “semplicemente” questa fatica. In primis iscrive l’opera nel suo contesto, compiendo un vero e proprio lavoro di ricerca a ritroso. Riguarda gli appunti e gli schizzi e circonda l’opera con tutto il work in progress che ha portato alla sua epifania.


Secondariamente propone delle nuove tele e lavori inediti.
E come terzo punto propone una serie di foto.
Il terzo punto, è giustamente da evidenziare. Settimo non è un fotografo della domenica, anzi. Ha da tanto tempo sperimentato questo diverso mezzo… in fondo sa di avere gli occhi buoni, quelli da pittore, e questo gli consente la massima versatilità. Proprio nel mostrarmi soddisfatto le sue infinite diapositive, mi confessa l’intenzione di dedicarsi nel prossimo futuro sempre con più assiduità alla fotografia.


Tra una sigaretta e l’altra Settimo mi racconta tante cose. Si sofferma molto sulla sua idea dell’arte e sul mondo che orbita nel suo contesto.
Per lui l’Arte è sacra. Non crede solo nell’oggetto d’arte, ma particolarmente nella sua ideazione. Nonostante questa sua altissima concezione, non perde mai l’ironia e il rapporto col mondo. Anche e soprattutto nel relazionarsi col mercato non mostra mai quella superbia che hanno alcuni sui colleghi. Il mercato non è da demonizzare, anzi va conosciuto e studiato. La sua non è un’idea meschina di rapporto artista/mercato, è solo una constatazione lucida e serena dell’importanza della committenza e del mecenatismo. Sa che la ricerca artistica va sostenuta e sostanziata.
Tante sono le idee che Simone mi racconta del suo essere, ma tante sono “l’essenze” che si colgono guardando il suo agire artistico. Io qui non voglio e non posso dirvi chi è Simone Settimo, ma solo stuzzicarvi a cercarlo nelle sue opere.
A presto.


Padova 30 aprile 2006
*S. SETTIMO, dal Catalogo della mostra: Simone Settimo VENI, VIDI, VII° a cura di Carlo Micheli, Mantova, Palazzo Te, 18 Marzo – 9 Aprile 2006, cit.