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Marcello Samela,
leçon de choses
A cura di : Amnesiac Arts
Testo critico: Barbara Improta
14 maggio - 25 giugno 2005
Leçon de choses ossia lezione di cose,
nome della materia insegnata nelle scuole elementari francesi negli anni
sessanta. La lezione consisteva nell’osservazione di oggetti usuali
e di elementi naturali come piante, minerali, piccoli animali imbalsamati,
animali vivi, rane e tritoni in acquarium, insetti e lucertole in vivarium.
L’obiettivo: la conoscenza attraverso l’osservazione e l’esperienza
diretta delle “cose”.Dal naturalismo all’uomo: è
così che Marcello Samela procede in un percorso che passa per l’infanzia,
analizzando le varie fasi del naturalismo, dalla contemplazione alla rappresentazione,
dall’osservazione al controllo quindi alla classificazione, al possesso,
mettendo in qualche modo il “meraviglioso” sotto vetro.Una
ricerca delle proprie radici ed appartenenza: una radice infantile, una
radice naturale che Marcello Samela ripropone, oggi, in una società
contemporanea sempre più tecnologica e virtualizzata.
MARCELLO SAMELA – LEÇON DE CHOSES: UN VIAGGIO
NELLA PERCEZIONE
di Barbara Improta
Leçon de choses, ossia lezione di cose, era una
materia insegnata nelle scuole elementari francesi basata sull’esperienza
diretta delle cose: attraverso l’osservazione di elementi naturali,
come piante, minerali, insetti, animali imbalsamati e animali vivi posti
in grandi contenitori, i vivarium, in cui venivano ricreati i loro habitat
naturali, il bambino imparava a ‘percepire’ le cose con i
suoi sensi e a capire che il processo di conoscenza del mondo parte dall’esperienza
personale che se ne fa. È un’idea questa radicata nella laica,
illuminista cultura francese, dove già dal ‘7OO la Natura
non era più l’ordine immutabile della creazione, ma l’ambiente
dell’esistenza umana, non il modello universale ma uno stimolo cui
ognuno reagisce in maniera diversa, non la fonte di tutto il sapere, ma
l’oggetto della ricerca conoscitiva.
Marcello Samela, poliedrico artista aviglianese, nato e cresciuto in Francia,
con questa mostra risale all’origine della sua formazione, all’infanzia
vissuta con l’entusiasmo e lo stupore d’una scoperta continua.
In seguito è venuta la passione per il Louvre e il Musée
d’Orsay, l’apprendistato presso l’atelier del più
lirico degli espressionisti astratti, Alfred Manessier, la riscoperta
delle sue radici mediterranee, ma alla base di tutto è lo sguardo
primigenio sulle cose, l’incanto per la bellezza della natura, la
sperimentazione come modello di vita e d’arte.
I primi quadri esposti all’Amnesiac Arts sono piccoli paesaggi naturali
fatti di terra, di pietre, d’ombre, di scorpioni, grilli, di piccoli
fiori, elementi minimi, primordiali del microcosmo naturale che pulsa
incessante sotto i nostri piedi senza che noi ne siamo quasi più
consapevoli. L’artista li osserva da vicino, li studia con lo sguardo
incuriosito d’un bambino che, inginocchiato per terra, scopre le
piccole meraviglie della natura e le rappresenta così come emotivamente
le ha percepite. È come un esploratore su una terra sconosciuta
che tutto vuole toccare, conoscere, per poi classificare, catalogare,
in qualche modo possedere. Ed ecco allora le ‘bacheche’ di
Samela, contenitori in legno e vetro che racchiudono mosche, zanzare,
rane, tavole d’insetti, in modo da «mettere il meraviglioso
sotto vetro», come dice l’artista stesso, per avere l’illusione
di catturare il mistero della natura. Questa ‘cattura’ del
fenomeno naturale avviene attraverso la magia dell’arte: il soggetto/artista
interpreta, modifica la realtà oggettiva nel modo del tutto personale
con cui ne prende nozione e coscienza. Attraverso l’uso di tecniche
varie, dalla fotografia, alla pittura, alla stampa digitale, Samela ripropone
il ‘suo’ mondo naturale con mosche bellissime dai colori cangianti
(Carcelia), rane che fluttuano in bolle d’aria e di luce (Bolle),
zanzare immerse in un insolito, lirico rosa–tramonto (Tipulide).
Oppure ricrea il momento sublime della contemplazione del fenomeno naturale
riproducendo artisticamente la stessa situazione in cui esso si verifica:
la “Cattura” della libellula in quattro scatti fotografici
‘ferma’ il fenomeno nella sua flagranza mentre la suggestiva
scatola nera, che racchiude dei pezzi di intonaco con mosche disegnate
come graffiti primitivi, concettualmente rimanda all’habitat preferito
dall’insetto domestico per eccellenza. Non pensava già Monet
che l’impressione visiva va oltre la retina per proseguire il suo
viaggio nella dimensione dell’immaginario fino a diventare visione?
Qui il senso dell’omaggio al padre dell’Impressionismo nel
breve ciclo di paesaggi trasparenti – Acqua, Tritoni, Ninfee –
immersi nell’acqua e nella luce che, grazie alla particolare tecnica
di trasportare fotocopie a colori su carta, sembrano riemergere alla coscienza
dalla memoria, una memoria di percezione naturale e artistica insieme.
Ma una volta interiorizzata, elaborata, sublimata, l’esperienza
non può rimanere ‘visione’ per un artista come Samela
che vive immerso nella realtà e vede l’arte come un fatto
della vita non diverso dagli altri. La conoscenza diretta della natura,
da semplice esperienza percettiva e sensoriale, si fa comunicazione, racconto:
“Teneré”, un monte del Sahara, è un racconto
per immagini, una nenia infantile con i suoi ‘stornelli’ ripetuti,
la storia semplice e primitiva di una montagna nel deserto, dei suoi pochi
visitatori di passaggio, di un pastorello tuareg che s’immerge nella
natura incontaminata e ripropone in forma di favola il tema della mostra,
l’uomo e il suo incontro con la natura. A sorpresa, però,
come in uno scherzo surrealista, l’artista/ludens trasforma l’esperienza
della natura fatta finora in un gioco basato sulla manualità e
sulla curiosità della scoperta. Il “Cube d’art”
è un oggetto pop divertente e accattivante, una scatola magica
che si apre suscitando ancora nuova meraviglia. Su una delle facce del
cubo appaiono per la prima volta delle impronte d’uomo, anch’egli
parte della natura, fenomeno tra i fenomeni prima ancora d’essere
padrone del mondo tecnologico e meccanico.
Concludiamo così quest’incantevole viaggio nella percezione
naturale: la ‘lezione’ di Samela, che svelerà al visitatore
tante altre meraviglie, vuole essere un delicato monito a riappropriarsi
delle nostre radici infantili e naturali spesso sommerse e dimenticate
nella società delle macchine e del virtuale.
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