| 



|
|
KATALOGO
RAFFAELE IANNONE
A cura di Amnesiac Arts
testo critico di Ugo Piscopo
12 marzo – 10 aprile 2005
Katalogo è un pensiero che l’artista Raffaele
Iannone rivolge alle vittime dello tsunami del 26 dicembre 2004.
Le immagini trasmesse dai mass-media, hanno profondamente
sconvolto l’intera umanità che si è stretta intorno
ai paesi colpiti, distrutti geograficamente e fisicamente, dalla furia
devastante dell’oceano.
Raffaele Iannone traduce la tragedia umana, in forme
visibili, adottando semplici segni verticali, per ricordare il seppellimento
dei corpi, identificati con un codice a barre-numerico, riferendosi all’operazione
eseguita in Thailandia.
Le cinque opere che, volutamente somigliano a codici
a barre, saranno installate sulle pareti della Galleria Amnesiac Arts
– arte contemporanea di Potenza, dal 12 marzo 2005. Sono realizzate
con tavole di abete di misura variabile, colorate di nero e qualche elemento
di colore vivace.
Completano la mostra:
A - Un contenitore lungo e stretto, realizzato in legno,
sistemato a 70 centimetri da terra, contiene sale che, tracciando una
linea bianca, percorre la lunghezza di una stanza: esso ricorda il mare
e l’acqua come elemento distruttore e ri-generatore della vita.
B - Saranno esposte venti grafiche – codici, su
carta di cm 25x35, sistemate nel corridoio d’ingresso.
Il catalogo è curato dal critico d’arte
prof. Ugo Piscopo con traduzione in Inglese
Articolo di Barbara Improta per Exibart (www.exibart.com):
L’Amnesiac si conferma
come uno spazio vitale per la sperimentazione e la diffusione dell’arte
contemporanea in una città come Potenza, da sempre povera di esperienze
culturali, soprattutto di avanguardia. E’ un luogo concreto, nel
centro storico della città, ma anche “virtuale” (la
galleria organizza eventi in giro per l’Italia) che si propone di
promuovere la creatività in tutte le sue forme, una comunità
artistica in fieri che cattura ogni stimolo, ogni nuova idea con entusiasmo
e curiosità, una scommessa culturale nel profondo sud.
Un codice è la rappresentazione di dati in forma simbolica, una
convenzione preliminarmente accettata da una comunità per identificare
e catalogare oggetti. Raffaele Iannone (Napoli, 1946) usa in modo suggestivo
segmenti verticali che rimandano ai codici a barre, a loro volta segni
-o simboli- del nostro tempo “sempre più cedevole ad essere
inventariato e tradotto in sequenze informatiche, a immedesimarsi nel
virtuale”, come sottolinea Ugo Piscopo nel catalogo. La realtà
stessa sembra essere un “catalogo” virtuale di cose, eventi
e persone, tutti schedati, identificati, codificati, in qualche modo posseduti.
Ma un meridionale come Iannone, abituato a confrontarsi con le catastrofi
naturali, non può ignorare l’inconsistenza delle pretese
dell’uomo di “controllare” il mondo. La riflessione
sollecitata dalla tragedia del sud-est asiatico è al centro di
questa personale: l’artista pone in mezzo alla sala più grande
della galleria una scultura lignea che racchiude una striscia di sale.
Quest’ultima ha la forma inequivocabile di un’onda, che attraversa
e “spezza” in due parti la stanza, e il colore dell’acqua
e della vegetazione, fonti di vita/morte e di rigenerazione continua della
natura.
La linea del Sale non ha, in realtà, nulla di minaccioso, anzi
è accattivante con la sua spuma bianca e i suoi vivaci colori.
Proprio come è stata fatalmente accattivante per i turisti l’onda
anomala che si avvicinava alle spiagge asiatiche: è l’eterno
stupore dell’uomo di fronte alla potenza della natura. Come nei
romantici Turner e Friedrich.
Sulle pareti sono installate cinque opere che, come si diceva, ricordano
codici a barre. L’omaggio alle vittime dello tsunami s’innesta
su un discorso che Iannone porta avanti dal 1998. Risalgono a questa data
le prime grafiche, collages di carta e adesivi, sul tema dall’allure
commerciale. Venti opere grafiche del ‘98 (Codice dal 020 al 045)
sono esposte nella sala piccola e si presentano come una sequenza d’immagini
pop del mondo contemporaneo, sottilmente critiche, perché giocano
ironicamente con il fatto di rappresentare un simbolo del simbolo.
Le cinque grandi sculture lignee del 2005 sviluppano questo stesso tema
iconico in forme potenti e suggestive. Si tratta di grandi tavole in legno
di abete poste verticalmente e tinteggiate con pigmenti naturali di colore
nero con inserti di colori primari: blu cobalto, giallo ocra e bianco
puro. L’artista svela qui la sua anima mediterranea, con rimandi
alla scultura lignea picassiana (attraverso il tramite di Josè
Ortega, artista catalano con cui Iannone ha collaborato negli anni Settanta)
e alle forme essenziali dell’arte primitiva. Così, dalle
icone pop della civiltà automatizzata, Iannone giunge ai simboli
‘tribali’ di questa stessa civiltà e dei suoi moderni
idola, sino ad Icon, un unico elemento verticale in alluminio con inserti
di smalto color ocra. Vero e proprio totem della tribù contemporanea.
|