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Raffaello Ambrosecchia

Giovanni Martemucci

Marisa Santopietro

Susanna Spoto
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GIARDINI D'ARTE
collettiva di:
Raffaello Ambrosecchia ,Giovanni Martemucci , Marisa Santopietro,
Susanna Spoto
a cura di Amnesiac arts
testo critico di Cesare Maremonti
8 maggio - 29 giugno 2004
I Giardini d’arte di Cesare Maremonti :
Il giardino è della natura l’eterno correttivo
essendo sempre una elementare e costante istituzione umana che con vittoriosa
tenacia, contro ogni ostacolo, afferma la propria esistenza.Vi domina
un dinamico rapporto di naturale ed artificiale. Il suo archetipo è
l’Eden, ascendenza nobile ed utopica che rinvia all’unione
tra mito e poesia. Nel giardino, la vegetazione, modellata attraverso
il ricorso a tecniche diverse: dall’agricoltura all’arboricoltura,
dall’idraulica all’architettura, è piegata a corrispondere
a significati e necessità di ordine non solo funzionale, ma soprattutto
architettonico (quando l’elemento botanico è impiegato in
sostituzione di materiali da costruzione convenzionali), decorativo (quando
le piante diventano ornamento, suppellettile e complemento d’arredo
del giardino) e simbolico (vegetazione intesa come connotazione supplementare
della valenza decorativa). Ed allora, propriamente, il giardino è
arte; arte di produrre artificialmente un paesaggio naturale nel quale
è compendiato un distillato di tutte le bellezze del creato così
come concepite da una certa cultura e civiltà.
Tre architetti e un designer interpretano lo spazio del giardino, luogo
della natura e prolungamento della domus, attraverso installazioni artistiche
in grado di superare il concetto stesso di luogo recintato per far emergere
significati “altri” legati alla percezione che questo spazio
suscita in ognuno di noi.
L’allestimento di Raffaello Ambrosecchia interpreta una tendenza
alla flessibilità d’uso e alla multifunzione del prodotto
d’arredo, declinato nella circostanza nella rappresentazione di
un giardino d’ arte. Il giardino come luogo rituale e celebrativo
dell’ attimo in cui avviene uno scambio di felicità; il giardino
come sintesi di natura e artificio esaltata attraverso una simulazione
scenografica. Il prato diventa un tappeto a pelo alto dal quale spuntano
steli telescopici; questi sorreggono leggeri vasi dalla forma cilindrica
che smaterializzandosi nella trasparenza del vetro rendono la percezione
del fiore sospeso a mezz’ aria e simbioticamente legato alla sua
linfa vitale.
Giovanni Martemucci propone una visione post atomica del giardino. Acciaio
ferro e luce sono gli elementi principali dell’installazione caratterizzata
dal riuso di oggetti provenienti da contesti diversi ma in grado, una
volta assemblati, di avere una grande ed inaspettata forza comunicativa.
Il risultato è minimale e tecnologico, per certi versi futuristico
che non stonerebbe in uno scenario alla Blade Runner. Le pietre naturali
e i giochi di luce sono gli unici elementi che evocano un effetto sensoriale.
Il faro artificiale sostituisce il sole ed alimenta il ciclo di vita della
pianta fino a far sprigionare dalle radici grigie dell’acciaio una
luce polarizzata al verde che restituisce al giardino una dimensione umana
in grado di emozionare l’osservatore.
Per Marisa Santopietro ogni forma in natura è irregolare così
come irregolari sono i filamenti che rappresentano l’opera. La scomposizione
dei filamenti ha come risultato il sovrapporsi di parti che si intendono
e si sviluppano nello spazio differenti , così da rendere l’artifizio
dinamico. Il pensare a direttrici divergenti presuppone , a livello concettuale
o percettivo un’apertura e una rottura degli schemi, la libertà
delle linee di correre in un senso e d’incontrarsi nell’altro
in un punto che varia secondo la posizione di chi guarda. I quattro vivai
sospesi a 60 cm. da terra, percorrono le pareti come lame taglienti, diventando
un unico luogo senza confini.
Il giardino di Susanna Spoto è rappresentato nella sua dimensione
più domestica, ingenua e pop. Uno degli ambienti della casa più
classica immaginabile, che ospita oggetti d’uso e chincaglierie
decorative: è la “stanza” per i suoni, i profumi e
i colori ( il verde predominante), ma anche per la plastica, il vimini,
la stoffa. La donna nel giardino, il giardino che si sposta sugli abiti
e sugli accessori. Il design dell’uomo si fonde con quello della
natura, i colori , le forme e i materiali convivono e si contaminano.
(Si ringrazia Calia di Matera per la sua partecipazione
nell'allestimento dello spazio e Daniele Tito ed Evilia Di Leonardo per
il contributo AUDIO-VISIVO "BITeFLOWERS)
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